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11 commenti

No, Facebook non vuole che gli mandiate le vostre foto intime per bloccarle (beh, non proprio)

Fonte: BBC.
Ultimo aggiornamento: 2017/11/12 9:10.

Sta cominciando a circolare la notizia (Motherboard, Washington Post, Huffington Post Italia, Stephen Colbert, Ars Technica) che Facebook avrebbe attivato un sistema per combattere la diffusione di immagini intime non autorizzate (il cosiddetto revenge porn) che consisterebbe nel mandare a Facebook volontariamente le foto di cui si vuole bloccare la circolazione: un apparente controsenso.

In realtà, nota Sean Sullivan di F-Secure e scrive la ABC australiana il 2/11, c’è soltanto una collaborazione fra Facebook e una piccola agenzia governativa australiana per la sicurezza online, l’ufficio dell’e-Safety Commissioner. In Australia, una persona che è vittima di abuso delle proprie immagini può contattare questo ufficio e segnalare il problema; solo a questo punto l’ufficio può invitare la vittima a inviare le immagini via Facebook Messenger, ma a se stessa, e poi etichettare queste foto come “immagini intime non consensuali”, secondo Motherboard.

Questo consente a Facebook di generare un hash della foto, ossia una sua rappresentazione matematica che è una sorta di impronta digitale. La foto in sé non viene conservata a lungo termine da Facebook, e dall’hash non è possibile ricostruirla, ma se qualcuno mette quella specifica foto su Facebook (o su Instagram, che fa parte della famiglia di Facebook), il social network può riconoscerla (perché ha lo stesso hash) e bloccarla, anche se è parzialmente alterata. La tecnologia di generazione di questo hash, segnala il Guardian, si chiama PhotoDNA ed è stata sviluppata da Microsoft; è la stessa usata per trovare e rimuovere le immagini di abusi su minori e immagini di movimenti estremisti.

L’Australia è uno di quattro paesi che stanno sperimentando questa nuova funzione, secondo quanto ha dichiarato Antigone Davis, responsabile globale per la sicurezza di Facebook, citato da ABC. Non è chiaro, al momento, se questa sia un‘evoluzione del servizio di photo matching contro gli abusi annunciato da Facebook ad aprile 2017.

Dato che inviare una foto a se stessi tramite Messenger comporta inviarla a Facebook, esiste comunque il rischio teorico che qualche dipendente delsocial network possa accedere a quella foto prima che venga cancellata dopo la generazione del suo hash. In effetti, dopo la pubblicazione iniziale di questo mio articolo, Daily Beast ha ricevuto da Facebook una dichiarazione non ufficiale secondo la quale le foto inviate saranno esaminate da un dipendente di Facebook e non da un sistema automatico. L‘esame è necessario, dice Facebook, per verificare che le immagini siano realmente da considerare revenge porn.

...prior to making that fingerprint, a worker from Facebook’s community operations team will actually look at the uncensored image itself to make sure it really is violating Facebook’s policies [...]. Facebook will keep hold of these images for a period of time to make sure that the company is correctly enforcing those policies. Here, images will be blurred and only available to a small number of people, according to the Facebook spokesperson. An individual employee at Facebook, however, will have at that point already examined the un-blurred versions.

Viene spontaneo chiedersi come mai l’hash debba essere generato mandando la foto a Facebook invece di farlo localmente sul proprio smartphone, che ha presumibilmente una potenza di calcolo sufficiente per farlo. La spiegazione più probabile è che se l’hash venisse generato dall’utente, Facebook non avrebbe modo di verificare che il contenuto della foto è davvero revenge porn e questo consentirebbe di manipolare il servizio (per esempio mandando l’hash di una foto politicamente sensibile che si vuole far sparire).

Sean Sullivan segnala inoltre una collezione utilissima di link ai servizi di segnalazione di abusi dei principali social network. Da parte mia, segnalo le raccomandazioni di Facebook su cosa fare se qualcuno condivide senza il vostro permesso una vostra foto intima.
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Commenti
Commenti (11)
"...il social network può riconoscerla (perché ha lo stesso hash) e bloccarla, anche se è parzialmente alterata."
Quindi confronta gli hash delle foto.
Ma, se viene alterata (anche solo parzialmente), cambia anche l'hash. Come fa, dunque, a riconoscerla?
Scommetto che lo stesso pisello, una volta immortalato moscio e l'altra in erezione dà hash diversi, qualunque sia l'algoritmo di calcolo. La natura è troppo avanti!

Tocca caricare tutto l'archivio porno su Facebook!
Potrebbe essere una nuova interessante tecnica di stalking: giovani e piacenti donne, mandatemi le vostre foto che non vorreste mai trovare su Facebook e vi garantisco che farò in modo che non ci finiscano :-D
Domanda da perfetto incompetente: ma non sareppe possible avere un software installato sul proprio computer che genera l'hash da inviare poi a FB, invece di mandare la foto?
@Tony
Qui una spiegazione (in inglese) piuttosto semplice:
http://www.hackerfactor.com/blog/?/archives/432-Looks-Like-It.html

"esiste comunque il rischio teorico che qualcuno a Facebook possa accedere a quella foto"
IN Facebook?
Se l'hash non cambia allora si possono mandare le foto con la pecetta nera sugli occhi.
È pure vintage: fa tanto giornaletto porcografico anni '70.
Sempre più contento di non essere iscritto a un social che, molti anni fa, chiamai "FakeBook".
Scopro senza sorprese che, oltre ad essere falso e invasivo, è pure pericoloso: un solo dipendente che vaglia le foto intime, e che decide.
Non sono capaci di assemblare un team, sia pur di poche persone.
Rimane comunque la domanda di fondo: perché una persona sana di mente dovrebbe volere un account su Fessobuc?
AmiC,

ho corretto, grazie.
Ai miei tempi poteva essere un rischio la diffusione di immagini di nudo, solo se eri un vip.
Perchè la creazione e condivisione delle immagini aveva un costo.
A quante persone normali poteva interessare una mia foto?!

Con le attuali tecnologie creare, ottenere e diffondere immagini è diventato facilissimo.
E la platea di soggetti "interessati" è aumentata a dismisura, diventando nel contempo facilmente raggiungibile.

Al giorno d'oggi, l'unico modo per evitare che proprie foto private, anche se non sei un vip, diventino di dominio pubblico è non farle.

http://www.corriere.it/cronache/17_novembre_09/chat-le-foto-63-liceali-nude-ho-paura-miei-non-sanno-nulla-dc6b39ae-c4c7-11e7-92a1-d24c712a4dfa.shtml