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2017/11/30

Giornalismo informatico: strumenti tecnici per verificare foto e notizie

Si parla molto di fake news ma forse troppo poco degli strumenti informatici che consentono ai giornalisti di controllare se una notizia è autentica o no.

Per esempio, per verificare e datare un’immagine che accompagna una notizia di cronaca ci sono siti come Tineye.com oppure plug-in come RevEye per Google Chrome, che cerca contemporaneamente immagini in Tineye, Google, Bing, Yandex e Baidu.

Questi strumenti gratuiti cercano l’immagine in questione in vari archivi pubblici di Internet: se la trovano con una data che precede quella dell’evento descritto dalla notizia, è ovvio che la foto non si riferisce all’attualità, come avvenne per esempio per i fotogrammi di un video che furono pubblicati da molti giornali dopo l’attentato all’aeroporto di Bruxelles di marzo del 2016, presentandoli come una drammatica ripresa effettuata dalle telecamere di sorveglianza, e che in realtà risalivano a un altro episodio avvenuto altrove nel 2013.

Un altro strumento prezioso è Storyful Multisearch, un plug-in per Google Chrome che cerca parole chiave simultaneamente in Twitter, Youtube, Tumblr, Instagram e Spokeo: funziona particolarmente bene con i nomi delle persone citate in una notizia e consente di trovare i loro profili sui social network, in modo da contattarle per chiedere loro conferme e ulteriori dettagli e per verificare le loro dichiarazioni, per esempio controllando se le loro foto o i loro tweet, che contengono informazioni di geolocalizzazione, confermano che si trovavano dove hanno affermato di trovarsi. C'è anche Mentionmapp, utile per esaminare i tweet di una persona e valutare le sue relazioni social.

Ma anche il fiuto giornalistico tradizionale ha un ruolo importante nel lavoro di verifica del giornalista: se in una foto si vede un’insegna di un negozio o un poster pubblicitario, cercarli in Google spesso offre indizi preziosi. Le targhe delle automobili, le forme delle prese elettriche, la vegetazione, gli stili dei tralicci per la corrente elettrica possono aiutare a identificare il paese, la regione o la località alla quale si riferisce una fotografia. Gli edifici, specialmente quelli molto alti e caratteristici, e i profili delle montagne sullo sfondo di una foto permettono di localizzare la scena usando Google Maps o Street View.

Una delle tecniche informatiche più eleganti contro le fake news è la verifica meteorologica: se per esempio una foto drammatica di una manifestazione mostra che stava piovendo nel luogo dell’evento, si può usare il sito WolframAlpha.com per sapere che tempo c’era in quel luogo nel giorno dell’avvenimento: basta chiederglielo in inglese. Se risulta che non pioveva, l’immagine è probabilmente falsa.

Infine, chi fa giornalismo deve fare attenzione anche ai profili falsi di celebrità creati sui social network dagli spacciatori di false immagini e notizie, usando nomi che somigliano graficamente a quelli veri: è facile non accorgersi della poca differenza visiva che c’è per esempio fra una I maiuscola e una L minuscola e quindi scambiare DonaIdTrump (che è falso) per DonaldTrump.

Un lavoro impegnativo, insomma, ma fattibile grazie a questi strumenti. Provate a usarli anche voi: scoprirete sicuramente qualcosa di interessante.


Fonti: First Draft News (1, 2, 3). Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

5 commenti:

Grezzo ha detto...

Impegnativo,sicuramente, tuttavia a differenza del giornalismo pre internet (anzi, pre motori di ricerca sofisticati per la precisione) la strada è molto più liscia e soprattutto accessibile a chiunque abbia voglia di verificare la veridicità di una notizia.

E tuttavia, vuoi per la priorità dell'editore di vendere piuttosto che di informare, vuoi per la priorità dell'editore di portare acqua al mulino del partito al quale si appoggia, e mettiamoci anche incompetenza e malafede vera e propria con in ultima analisi la sensazione che oggi le notizie vanno date alla velocità della luce grezze, zeppe di errori e carenti di verifiche, questo lavoro sono ben pochi a farlo

Luca D ha detto...

Ehhh appunto Paolo, si presuppone che un giornalista abbia voglia di mettersi a verificare. Se però la notizia diventa un prodotto da vendere o un acchiappa click per incrementare gli introiti della pubblicità, ecco che vengono pubblicate cose come Hitler è vivo in Sud America e altre amenità che hai segnalato in questo blog

newbrain ha detto...

Per l'analisi di foto, mi permetto anche di suggerire FotoForensic.
Oltre all'Error Level Analysis, da usare con attenzione e comprendendone a fondo i limiti e l'utilità (obbligatori i tutorial), fornisce anche una completa lista dei metadata all'interno di un'immagine.
I metadata possono dare un'idea della storia e possibili manipolazioni, e talvolta contengono anche le coordinate geografiche.

rico ha detto...

A volte basta osservare tutto ciò che NON è il soggetto della foto.
Cartelli verdi in città? Lingue orientali? Vegetazione che non ci appartiene? Carreggiate di strade fatte in modo diverso? Persone con visi che ci ricordano il ristorante indiano dove siamo andati una volta?? Pubblicità improbabili in italia? Mezzi sullo sfondo che non sono circolanti qui da noi?
Anche UNO solo di questi indizi è uguale a Foto ITaliana FALSA.

puffolottiaccident ha detto...

@Grezzo
@Luca D

Dal lato del giornalista si tratta di lavoro a bordo macchina (o diciamo: dovrebbe essere).

Dal lato dell'utente l'algoritmo parte dalla domanda: "mi concerne?"

più o meno il blocco condizionale funziona così:

Mi concerne? -> verifico
Altrimenti

Mi interessa? -> verifico
Altrimenti

Conterrebbe almeno una nozione utile, in en3mbi* i casi? -> verifico
Altrimenti

sbaracco e mi godo il pomeriggio.

* I tre casi sono vero, falso, nullo.