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2009/12/11

Canada, i pirati stavolta sono i discografici

Artisti derubati dalla pirateria musicale: quella dei discografici


Per oltre vent'anni hanno piratato le canzoni degli artisti musicali più noti, da Beyonce a Bruce Springsteen passando per il grande jazzista Chet Baker, lucrando sul loro lavoro senza corrispondere un soldo dei diritti d'autore dovuti. La banda dei cospiratori ha già ammesso la propria colpevolezza, e in tribunale rischia una condanna che prevede un risarcimento minimo di 48 milioni di franchi (32 milioni di euro) ma potrebbe arrivare a 5,8 miliardi di franchi (3,8 miliardi di euro).

Posso farvi i nomi di questi pirati: Sony BMG, EMI Music, Universal Music e Warner Music, nelle rispettive filiali canadesi.

Sì, stavolta i ladri sono proprio le case discografiche, quelle che ci hanno rimbambito di slogan sul non rubare la musica altrui, quelle che hanno lucchettato le canzoni con i sistemi anticopia (DRM) e punito gli acquirenti onesti, quelle che non hanno esitato nel 2006 a infettare i computer dei clienti pur di difendere i propri diritti (usando un rootkit, installato dal sistema anticopia XCP).

In Canada, infatti, dalla fine degli anni Ottanta le case discografiche in questione hanno adottato la prassi di pubblicare, sfruttare e vendere brani musicali senza ottenere preventivamente la specifica licenza e autorizzazione del titolare dei diritti, e senza quindi pagare nulla all'artista, semplicemente promettendo di farlo in seguito. Sì, avete capito bene. Dichiaravano di non essere in grado di individuare il titolare, e i brani orfani venivano messi così in una pending list, una "lista dei sospesi".

Se in alcuni casi era effettivamente difficile rintracciare i titolari dei diritti, asserire di non essere riusciti a individuare Chet Baker o Bruce Springsteen dopo vent'anni pare invece piuttosto surreale. La lista dei sospesi ha continuato a crescere disinvoltamente negli anni e ora include circa 300.000 canzoni di migliaia di artisti canadesi ed esteri, sui quali Sony, EMI, Universal e Warner hanno lucrato per oltre vent'anni senza corrispondere un soldo.

Ma nel 2008 gli eredi di Chet Baker hanno avviato una causa presso i tribunali dell'Ontario (potete leggerne gli atti), e gli altri artisti si sono associati all'azione legale, instaurando una class action. Le case discografiche stesse hanno già ammesso che la lista dei sospesi indica pagamenti inevasi che secondo loro ammontano ad almeno 50 milioni di dollari canadesi (48 milioni di franchi, 32 milioni di euro). C'è poco da cavillare: l'esistenza della lista di sospesi è di per sé un'ammissione del reato.

A questo importo si aggiungono i risarcimenti previsti dalla legge a carico di chi viola il diritto d'autore, che potrebbero arrivare a 20.000 dollari a canzone violata, per un totale di 6 miliardi di dollari canadesi (5,8 miliardi di franchi, 3,8 miliardi di euro). Cifre enormi, che ironicamente nascono dalle stesse regole usate dalle case discografiche per chiedere milioni di risarcimento dai privati cittadini colti a violare il diritto d'autore usando i circuiti peer to peer. Chi di spada ferisce...

33 commenti:

Daniele ha detto...

Paolo, riga 1, Brusce Springsteen ;)

Che situazione strana... Il mondo del copyright è veramente assurdo a volte :P

genesis61 ha detto...

E' la NEMESI !!!

vitone ha detto...

Essendo un musicista non posso che essere contento.Le case discografiche possono provare a imbrogliare come gli pare,ma il mondo internet vincerà sempre in un modo o nell'altro.I live sono la nuova linfa vitale per gli artisti,non più le vendite dei cd a prezzi imbarazzanti.Grazie per l'articolo Paolo.

Anonimo ha detto...

che dire... chi è causa del suo mal...
non si possono lamentare che le sanzioni sono inique visto che sono loro i primi a richiedere dei risarcimenti spropositati....

benebene

Jacopo ha detto...

Beh, non essere riusciti a rintracciare Chet Baker negli ultimi 20 anni e' normale, visto che e' morto una ventina di anni fa :P

Pippolillo ha detto...

Ecco quello che manca in Italia, la CLASS ACTION. Sono anni che c'è ferma una legge in Parlamento. Chissà quali potentati economici fanno lobby per rallentare il più possibile questa legge sacrosanta, non so, non me ne vien in mente nemmeno uno...

Dan ha detto...

Non nemesi, si dice karma. Il male che hai fatto ti si ritorce contro.
O in questo caso, a forza di menar colpi di martello a destra e a manca per colpire tutti i presunti nemici, hanno finito per darsi una gran martellata sulle...
E vista la disinvoltura con cui per anni hanno tranquillamente sfruttato le canzoni degli artisti senza dargli un soldo, ci fidiamo veramente ad affidare alle multinazionali della musica la proprietà e gestione totale dei diritti sulle canzoni? Si arrogano il diritto di fare quello che vogliono con le canzoni per cui abbiamo pur pagato, in stile "e-libri svaniti di Amazon", ma in realtà non dimostrano di essere molto più accorti e onesti del loro utente medio. Dopotutto sono grandi società, il loro obiettivo principale è far soldi, e tutto quel che fanno deriva da questo; il resto sono solo chiacchere di contorno.

mattia ha detto...

Matteo 26, 52

cloddo ha detto...

Io GODO!

NetRACE ha detto...

si ma... devono pagare davvero però!

Paolo, come sempre, tienici aggiornati, sia se pagano sia se (soprattutto) non pagano.

Rado il Figo ha detto...

Se si reputa difficile trovare Springsteen in 20 anni, cosa dire di quei (fin troppi) pregiudicati, spesso mafiosi, latitanti per decenni che... se ne stavano tranquillamente a casa loro senza che la polizia se ne accorgesse? :-)

Comunque non mi pare che si possa parlare di un perfetto parallelismo: dopo tutto la lista dei diritti pendenti era tenuta, quindi in un certo qual modo il (possibile) pagamento (futuro) dei diritti era messo in conto.

Francesco ha detto...

Non c'è che dire.. Chi di spada ferisce, di spada perisce!

Terra2 ha detto...

Godo :)

Stupidocane ha detto...

Parafrasando, chi di spada ferisce, di morningstar perisce... Ogni riferimento a persone armate presenti nel blog è puramente reale. :-))

Anonimo ha detto...

Quello che non viene tenuto conto dalle case discografiche è che questo comportamento, palesemente borderline, è quanto di meglio possano fare per perdere ogni credibilità e autorevolezza. Io non li condannderei per violazione di copyright, li condannerei per istigazione a delinquere. A delinquere contro le stesse leggi che propongono. (Borderline: perché tengono la lista dei creditori, ma non pagano.)

Paolo Attivissimo ha detto...

Refuso corretto, grazie!

Anonimo ha detto...

Sarebbe stupendo se li facessero pagare per ogni canzone tanto quanto loro vorrebbero far pagare i pirati. Peccato che non succedera'..

mattia ha detto...

In merito al mio commento #8

Paolo, dovresti pagare i diritti d'autore a Gesù.
L'ufficio celeste della riscossione crediti sembra si sia già attivato.

Replicante Cattivo ha detto...

Sapete che in Italia io posso depositare una canzone intitolata "vita spericolata" purchè io non mi chiami Rossi di cognome?
Oppure posso depositare un brano chiamato"Con te partirò", ma se mi chiamo Bocello rischio di non vedere un euro, perchè potrebbero confondersi e dare a Bocelli i soldi che spettano a me?
Misteri della SIAE.

Ma la cosa migliore era una legge in vigore qualche decennio fa.
Vi siete mai chiesti perchè negli anni 60-70 esistevano tantissime cover dei brani stranieri? Mancanza di idee? No,no..
Esempio: facciamo finta che io abbia scritto la versione italiana di "Whiter shade of pale" e l'abbia intitolata "Senza Luce".
Ogni volta che "Senza luce" ha un passaggio radiofonico, io ottengo metà del compenso, in quanto alla Siae risulto co-autore del testo insieme al paroliere.
E fin qui, va tutto bene: del resto anche lui guadagna grazie alla mia traduzione, che permette al suo brano di avere una visibilità maggiore rispetto al brano originale.
Il fatto è che la Siae considerava un tutt'uno un brano e le sue cover. Quindi divideva a metà il compenso ad ogni utilizzo del brano....COMPRESO L'ORIGINALE. Questo vuol dire che ad ogni passaggio di "Whiter shade of pale", anche io mi beccavo la percentuale, dato che risultavo co-autore del testo, anche se veniva trasmessa la versione inglese.

E attenzione: non era necessario incidere la cover di un brano, bastava depositarla in SIAE. Ci sono decine e decine di cover depositate in Siae e mai incise o trasmesse: eppure nel momento in cui l'originale veniva trasmessa, l'autore della traduzione si beccava la percentuale sul testo. Ovviamente togliendolo all'autore originale!
Quando gli autori scoprirono che l'Italia si fregava metà dei loro compensi, ecco che hanno smesso di concedere il diritto alla traduzione.

Willy ha detto...

Secondo me sarebbe stata più in tema con il blog un'immagine come questa :D


Replicante Cattivo,

immaginavo ci fosse qualcosa sotto alla storia delle cover in quegli anni, ma non immaginavo certo questo O_o
Meriterebbe un approfondimento ed un articolo tutto suo!

Replicante Cattivo ha detto...

@ Willy
L'articolo esiste: quello che ho riportato è tratto dall'articolo "Traduzioni milionarie", pubblicato sul libro "Il suono in cui viviamo" di Franco Fabbri (musicologo di fama internazionale, nonchè ex chitarrista degli Stormy Six).

Leggi qui, dove oltre a parlare dell'argomento, viene citato anche suddetto articolo con qualche breve citazione.

Hammer ha detto...

Replicante Cattivo,

molto bello il tuo intervento sulle cover. Tra l'altro ho appena scoperto che "You don't say you love" è la cover di "Io che non vivo" e non viceversa (come pensavo).

L'unica cosa su cui dissento è che la causa non è da imputare anche alla carenza di idee. Secondo me gran parte della musica originale italiana degli anni 60 e 70, senza troppo giri di parole, fa pena. In questo contesto, ben vengano le cover.

Replicante Cattivo ha detto...

@ Hammer
L'unica cosa su cui dissento è che la causa non è da imputare anche alla carenza di idee. Secondo me gran parte della musica originale italiana degli anni 60 e 70, senza troppo giri di parole, fa pena. In questo contesto, ben vengano le cover.

Non facciamo di tutta l'erba un fascio. Ok, c'erano molti brani leggeri, di poche pretese: ma non dimentichiamo tutti i cantautori (Battisti, Paoli, Baglioni, ecc...)o i grandi gruppi del progressive rock (PFM, Banco, Orme, New Trolls) che ancora oggi vengono ammirati all'estero.
Anche l'Uk ha prodotto un sacco di porcate, la differenza è che quelle cose da noi non sono mai arrivate, esattamente come le nostre non sono mai arrivate a loro.

Ci può stare che alcune cover servissero a mascherare un calo di creatività, ma questo è un fenomeno più attuale. Pensa a quanti artisti stanno uscendo ora con dischi di cover solo ora: Vasco Rossi, Fiorella Mannoia, Ornella Vanoni, Francesco Renga, Giusi Ferrer..ah, no, ho detto ARTISTI!
Ai tempi gli autori avevamo molta più libertà -censure a parte- ed erano maggiormente valorizzati. Magari qualche cover serviva per coprire dei buchi di creatività ma, come l'articolo spiega, era in realtà solo un modo per succhiare il sangue agli autori stranieri.

Tralaltro ci sono anche artisti che hanno cantato in inglese brani di artisti italiani, con dei risultati inaspettati. Ascoltati "Empty Bed" di Mick Ronson, cover di "Io me ne andrei" di Claudio Baglioni: cantata in inglese, sembra di ascoltare un brano di David Bowie. Questo fa capire che a volte la struttura fonetica di una lingua -o anche solo il fatto di poterne comprendere le parole- cambia la resa ad un brano. Del resto ci sono tanti classici della musica che hanno dei testi che possono tranquillamente essere paragonati ai peggiori testi del festival di Sanremo.

Replicante Cattivo ha detto...

Ma basta anche solo pensare a "Con te partirò", che finchè era cantata in italiano non se la filava nessuno, mentre cantata nelle due lingue è diventata una hit mondiale.

Turz ha detto...

Posso farvi i nomi di questi pirati: Sony BMG, EMI Music, Universal Music e Warner Music, nelle rispettive filiali canadesi.

Infatti in Canada è arrivato il freddo, ulteriore prova che i pirati sono utili contro il riscaldamento globale :-)

Hammer ha detto...

Replicante,

sono parzialmente d'accordo, ma non del tutto.

Sicuramente Battisti era un cantante di alto livello, altrettanto non mi sento di dire degli altri che hai citato.

Quelli che citi sono buoni musicisti a livello locale, ma non planetario. Possono competere con gli altri italiani, ma non con gli agloamericani. E' come se in Italia si tenesse la corsa degli asini e altrove la corsa dei cavalli: l'asino vincente non è comunque in grado di tenere testa a un cavallo.

Stiamo parlando di un'epoca in cui nel resto del mondo c'erano Pink Floyd, Deep Purple, Bob Dylan, CCR (sono solo i primi che mi vengono in mente). Davanti a questi PFM e New Trolls, IMHO, spariscono.

Hai ragione sul fatto che molti oggi stanno uscendo con dischi di cover: infatti non possiedo nemmeno un CD dei cantanti che hai nominato :-)

E' sicuramente vero che succhiassero il sangue agli artisti esteri, ma anche che altrimenti non avrebbero saputo fare nulla.

Replicante Cattivo ha detto...

Beh, de gustibus. Ti avviso che io non sono un grandissimo fan di cantanti come Gino Paoli o Riccardo Cocciante (due nomi a caso), ma non negherei mai la loro bravura.
Ma dire che PFM o New Trolls spariscono davanti ai mostri sacri...beh, chi non lo farebbe? Ed è vero che il progressive italiano un po' è nato per imitazione di quello inglese, ma non si può sminuire la sua qualità.
Anzi: qualcuno ha detto che se i New Trolls fossero stati inglesi o americani, probabilmente avrebbero soppiantato gruppi come i Bee Gees (quando all'inizio suonavano blues). Sai chi l'ha detto? Gli stessi Bee Gees.

Hammer ha detto...

Replicante,

perchè dici "De gustibus"?

Dal tuo ultimo commento, a me pare che siamo d'accordo praticamente su tutto. :-)

ǚşå÷₣ŗẻễ ha detto...

"CCR"

Ho avuto un attimo di perplessità, poi mi son detto "...aaaah i Creedence!" :)

Hammer ha detto...

Esatto, Usa-free.

Per quanto mi riguarda sono uno dei miei gruppi preferiti, sicuramente nella mia top-ten.

Uno degli ultimi CD che ho acquistato è proprio l'ultimo album di John Fogerty. Ha un solo difetto: è corto. Poco più di 40 minuti.

Comunque l'ultimo brano, in duetto con Bruce Springsteen, vale da solo il costo del CD.

Replicante Cattivo ha detto...

@ Hammer
Lo dicevo riguardo la frase
Sicuramente Battisti era un cantante di alto livello, altrettanto non mi sento di dire degli altri che hai citato.

così come il tuo commento su PFM e New Trolls. Io sono il primo a dire che tanta musica italiana non mi piace, ma non ne metto in discussione la qualità oggettiva. Consideriamo anche il fatto che è facile apprezzare maggiormente quello che non abbiamo, quando ascoltiamo gruppi come i Creedence (ci ho messo un po' a capire chi fossero i CCR) piuttosto che Crosby, Still, Nash & Young abbiamo il valore aggiunto dell' "esotismo" che accompagna certe musiche. Lo stesso per cui in America probabilmente ci invidiano cantanti come Bocelli, che loro si sognano mentre devono "accontentarsi" di Micheal Bolton.

lufo88 ha detto...

Come GODO! Ora vediamo se faranno storie! Li voglio alla gogna!

parkadude ha detto...

Godo! Godo! Godo!