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2018/03/13

10 casi in cui il sistema solare ci ha ricordato che raccogliere campioni su altri corpi celesti è difficile

di Emily Lakdawalla The Planetary Society

Ho trovato questo articolo di Emily particolarmente stimolante ed ho deciso di tradurlo per il pubblico italiano, con il consenso esplicito dell'autrice e l'entusiasmo di Paolo Attivissimo. È una descrizione dei tanti casi in cui cose apparentemente banali a terra risultano estremamente difficili da completare nello spazio. Ma anche un tributo alla grande inventiva e tenacia dei tanti e spesso anonimi scienziati ed ingegneri che sono riusciti spesso a salvare missioni che apparivano in condizioni veramente disperate.

Un invito, insomma, a non perdersi mai d'animo.

-- Paolo G. Calisse - Simons Observatory Site Manager (Atacama, Chile)


Alcune delle più grandi scoperte della scienza dei pianeti del sistema solare si fondano sul gesto apparentemente semplice di raccogliere e analizzare frammenti di altri corpi celesti. I rover marziani come Curiosity sono piccoli laboratori che svolgono il loro lavoro a rotazione sul posto, mentre missioni come OSIRIS-REx sono ottimizzate per riportare campioni di materiale sulla Terra. Indipendentemente da quale sia l'obiettivo finale, la raccolta dei campioni è assai complicata. Ecco perché The Planetary Society ha collaborato con Honeybee Robotics per realizzare PlanetVac, un sistema di campionamento semplice, affidabile e a basso costo, progettato per funzionare in un numero di ambienti planetari molto vasto e diversificato. Nel 2013 abbiamo contribuito a finanziare un test di laboratorio di PlanetVac che si è concluso con un successo, e questa primavera stiamo aiutando Honeybee a far fare a questa tecnologia un ulteriore passo avanti. Annunceremo presto i dettagli.

Nel frattempo, stiamo rivedendo il concetto generale di campionamento planetario, che alcune volte non si è concluso come previsto. Comunque sia, quando le cose vanno male scienziati e ingegneri possono a volte estrarre dalle difficoltà risultati scientifici straordinari. Nel seguito ho elencato dieci casi in cui il sistema solare ci ha ricordato che la raccolta di campioni è difficile. Questo spiega perché The Planetary Society è così interessata a progetti come PlanetVac.


1. Quando la tua navicella spaziale per il ritorno di campioni non riesce nemmeno a lasciare la Terra


Phobos-Grunt, 2011 - Fonte: Ralf Vandebergh


La missione russa Phobos-Grunt venne lanciata nel 2011 per riportare a terra un campione di Phobos, un piccolo satellite di Marte. Nonostante il successo iniziale del lancio, i propulsori del secondo stadio non si accesero e l'orbita della navicella intorno alla Terra decadde nel giro di poche settimane fino a quando il veicolo non precipitò nell'oceano, portando con sé il primo tentativo cinese di inviare una sonda in orbita marziana e un esperimento della Planetary Society chiamato Phobos LIFE.

La relazione finale, pubblicata un anno dopo, rivelò che il veicolo spaziale era stato costruito con componenti elettronici che non erano né qualificati per l'ambiente spaziale né adeguatamente testati prima del lancio. "Il fallimento di Phobos-Grunt enfatizza la natura spietata dell'esplorazione spaziale, in cui scorciatoie nello sviluppo delle sonde, e specialmente nei test, possono risultare fatali" ha scritto il direttore esecutivo di The Planetary Society, Lou Friedman.



2. Quando per realizzare la camera campione non hai utilizzato i disegni corretti


Phoenix, 2008 - Fonte: NASA / JPL / UA / Texas A&M


Il lander Phoenix della NASA atterrò in un sito su Marte dove c'era ghiaccio d'acqua in prossimità della superficie. Il suo obiettivo era quello di scavare il terreno, raschiare il ghiaccio e consegnare il materiale agli strumenti di analisi disponibili a bordo. Uno di questi era TEGA, un analizzatore di gas termico evoluto. Durante il suo sviluppo, il team dello strumento notò un problema di progettazione con una staffa per le sue porte. Aggiornò i progetti ma non segnalò la modifica al costruttore, che realizzò la staffa secondo il progetto originale. Di conseguenza, le porte sopra le camere dei campioni si aprirono a malapena.

Si scoprì anche che il materiale che Phoenix stava cercando di trasferire era molto grumoso e appiccicoso, al punto di rifiutarsi di cadere dal cucchiaio di raccolta o di passare attraverso i setacci che proteggevano le camere del campione. Nonostante questo il team riuscì ad inserire materiale nella maggior parte delle camere campione prima che la missione terminasse, producendo buone conoscenze sulla chimica attuale del suolo marziano.


3. Quando un brillamento solare killer colpisce la sonda per il ritorno di campioni


 Haybusa, 2003 - Fonte: JAXA / ISAS

La sonda Hayabusa, dell'agenzia spaziale giapponese JAXA, venne lanciata il 9 maggio 2003 per raggiungere un piccolo asteroide vicino alla Terra e riportarne indietro un campione. La missione, molto all'avanguardia, utilizzava quattro motori ionici a energia solare come principale fonte di propulsione. La missione procedette senza problemi fino a quando il più grande brillamento solare della storia conosciuta esplose il 4 novembre. Il brillamento danneggiò i pannelli solari di Hayabusa, riducendo la potenza disponibile per i suoi motori a ioni, e danneggiò anche uno dei quattro motori. Nonostante ciò Hayabusa proseguì e, nonostante il ritardo causato dalla riduzione di potenza, raggiunse l'asteroide Itokawa nel settembre 2004.


4. Quando ottieni un po’ troppo materiale


Apollo 17, 1972 - Fonte: Ken e Angele Glover

Apollo 17 fu l'ultima missione umana sulla Luna e forse la più ambiziosa. Per la prima volta uno degli astronauti, Jack Schmitt, era un autentico geologo. Come per alcune precedenti missioni Apollo, Schmitt e il suo compagno Gene Cernan portarono con sé un rover con motori elettrici per percorrere lunghe distanze sulla la superficie lunare, alla ricerca di campioni di roccia e suolo selezionati con la collaborazione dello stesso Schmitt.

Sfortunatamente, nella primissima attività extraveicolare, un martello da geologo contenuto nella tasca della tuta di Cernan si incastrò nel parafango posteriore del rover, strappandolo via. Cernan fu in grado di riparare il parafango usando del nastro adesivo, ma la riparazione non durò a lungo e il rover si ricoprì di sabbia che ebbe numerosi effetti negativi, non ultimo dei quali il tempo prezioso per pulire tutto.

Ma mentre gli astronauti dormivano, le menti creative del Controllo Missione individuarono una soluzione. Incaricarono gli astronauti di creare un parafango di ricambio con nastro adesivo e delle mappe. La correzione tenne per 29 km. Quando la loro ultima attività extraveicolare si concluse, Cernan rimosse il parafango di ricambio per riportarlo sulla Terra.


5. Quando il tentativo di dare un pugno sulla ghiaia di un asteroide non funziona


Hayabusa, 2005 - Fonte: © LiVE Company Ltd.

Il brillamento solare non fu l'ultimo problema affrontato da Hayabusa. La sonda era stata progettata per ottenere campioni scendendo sulla superficie dell'asteroide, premendo una sorta di tubo per il campionamento contro il corpo celeste, e poi sparando un "proiettile" sulla superficie che avrebbe spinto un po' di ghiaia nel suo contenitore per i campioni di suolo. Hayabusa atterrò due volte, ma gli ingegneri conclusero in seguito che probabilmente il proiettile non fu mai sparato. Non sapevano quindi se avesse raccolto campioni o meno. Ma speravano che qualche campione potesse essere fluttuato nel contenitore durante il periodo inaspettatamente lungo trascorso vicino all'asteroide durante il primo atterraggio.

Tribolarono parecchio per riportare la navicella a casa nonostante una serie di problemi, permettendo alla capsula di rientrare sulla Terra il 13 giugno 2010. La sonda spaziale pesantemente danneggiata non poteva essere guidata con precisione al rientro sulla Terra e bruciò nell'atmosfera, ma la capsula atterrò in buone condizioni.


6. Quando trovi tonnellate di metano su Marte, ma poi scopri che l’hai portato con te


Curiosity, 2012 - Fonte: NASA / JPL-Caltech / MSSS, Mosaico/Elaborazione: Kevin M. Gill


Lo strumento più complesso di Curiosity è la suite per l'Analisi dei Campioni su Marte (SAM), che può analizzare sia rocce solide (polverizzate) che gas dall'atmosfera per misurarne la composizione chimica e isotopica. Un componente del SAM, lo Spettrometro Laser Regolabile (TLS), si concentra in particolare sulla misura dell'abbondanza di metano, anidride carbonica, acqua e di alcuni isotopi. La misurazione dell'abbondanza del metano era stata fortemente pubblicizzata. Quando TLS ha misurato per la prima volta l'atmosfera di Marte, ha trovato immediatamente una gran quantità di metano. Troppo, a dire il vero. Con una certa costernazione, il team di SAM scoprì che una camera del TLS aveva avuto una perdita sulla Terra, lasciando entrare un po' d'aria. L'aria della Florida (come la chiamano) conteneva il metano della Terra, tanto che coprì il segnale causato da quella di Marte. Fortunatamente, il team è stato in grado di sviluppare una soluzione alternativa per sottrarre gli effetti dell'aria terrestre dai risultati di Marte e ha misurato bassi livelli di fondo di metano su Marte con qualche sporadico picco.


7. Quando la navicella per il ritorno di campioni non si attacca al suolo


Luna 23, 1974 - Fonte: NASA / GSFC / Arizona State University

L'Unione Sovietica condusse un programma di ritorno automatizzato di campioni lunari di grande successo, ma in mezzo a tanti successi subì anche un notevole fallimento. Il 6 novembre 1974 Luna 23 scese sulla superficie lunare, ma subì seri danni durante l'atterraggio. Inviò dati per tre giorni, ma il trapano di campionamento, progettato per penetrare a 2,5 metri di profondità, non funzionò. Quando il Lunar Reconnaissance Orbiter fotografò il sito di atterraggio quasi quarant'anni dopo, rivelò la causa: Luna 23 si era ribaltato quando atterrò, condannando la missione. L'Unione Sovietica costruì e lanciò Luna 24 due anni dopo Luna 23, tentando di nuovo il campionamento nel Mare Crisium e alla fine ci riuscì, riportando sulla Terra 170 grammi di materiale il 22 agosto 1976.


8. Quando la navicella per il ritorno di campioni non si attacca al suolo, seconda parte


Philae, 2014 - Fonte: ESA / Rosetta / DLR / MPS per il team OSIRIS MPS / UPD / LAM / IAA / SSO / INTA / UPM / DASP / IDA


La missione Rosetta dell'ESA, la prima missione orbitale intorno ad una cometa, è stata un successo. Solo un aspetto di essa non ha funzionato come previsto. Tra i suoi numerosi esperimenti scientifici, Rosetta portava con sé un piccolo lander di nome Philae, progettato per atterrare sul nucleo della cometa, misurare le sue proprietà in situ, trapanarlo e trasferire i campioni ad un forno. Il forno avrebbe dovuto cuocere i campioni, rilasciando gas verso un gascromatografo/spettrometro di massa per l'analisi.

Sfortunatamente per l'esperimento, nessuno dei tre meccanismi destinati ad agganciare Philae alla superficie della cometa all'atterraggio funzionò. Di conseguenza il veicolo spaziale rimbalzò lontano dalla cometa a causa della sua debolissima gravità, e quando finalmente si fermò fu bloccato in una fessura con scarso accesso all'energia solare. La missione ha operato alcuni esperimenti durante l'ultimo giorno della vita operativa di Philae, ma probabilmente quest'ultima non ha funzionato. Immagini successive del lander di Rosetta mostrano Philae riverso da un lato: il trapano avrebbe campionato lo spazio vuoto. Nonostante le difficoltà, Philae è stata in grado di restituire alcuni risultati scientifici significativi e la missione Rosetta nel suo complesso è stata di grande successo.


9. Quando la navicella per il ritorno di campioni si schianta al suolo


Genesis, 2004 - Fonte: NASA / ARC

La missione spaziale Genesis doveva raccogliere campioni di vento solare e riportarli sulla Terra. Avrebbe dovuto entrare nell'atmosfera terrestre e, dopo una forte decelerazione al riparo da uno scudo termico, aprire un paracadute; poi, con una coreografia degna di un film d'azione, un pilota d'elicottero avrebbe dovuto afferrare il paracadute a mezz'aria, recuperando la capsula di ritorno e portandola delicatamente a terra.

Disgraziatamente il paracadute non si aprì a causa di un sensore installato in modo errato e la capsula di ritorno si schiantò sul terreno fangoso. Molti dei suoi preziosi e incontaminati campioni si frantumarono al momento dell'impatto, e l'aria sporca del deserto entrò all'interno della capsula. Gli scienziati espressero tuttavia la speranza che i campioni fossero recuperabili e in effetti si rivelarono per lo più intatti, anche se il loro recupero richiese un impegno maggiore rispetto a quanto originariamente preventivato. Il disastro dell'atterraggio ha decisamente rallentato il ritmo dei risultati scientifici della missione, ma alla fine la ricerca ha avuto successo.


10. Quando apri la capsula di ritorno dei campioni e scopri che è vuota


Hayabusa, 2010 - Fonte: JAXA / JSPEC

Sì, è la terza volta che torniamo alla povera sonda Hayabusa. Dopo che la navicella tornò sulla Terra, bruciando al rientro ma consegnando la sua capsula campione intatta al deserto australiano, la JAXA la riportò in Giappone, la aprì e trovò l'interno immacolato come quando la navicella spaziale era stata lanciata. Il "proiettile" sicuramente non aveva funzionato. Quindi tutto lo sforzo per mantenere la navicella danneggiata in funzione e riportare i campioni a terra era stato invano?

Fortunatamente, la storia di Hayabusa termina con un lieto fine: l'esame microscopico ha rivelato alcune minuscole particelle di polvere. Per la missione stessa venne anche inventata una speciale spatola in teflon da impiegarsi per tamponare delicatamente l'interno della capsula. Sono stati così raccolti 1.500 granelli di polvere, la maggior parte dei quali più piccoli di 10 micron.

Ma i laboratori di tutto il mondo erano già pronti a trattare esemplari così piccoli e preziosi grazie al successo della missione Stardust di campionamento di comete della NASA. JAXA ha quindi condiviso generosamente quei minuscoli campioni con i laboratori di tutto il mondo per l'analisi scientifica, e alla fine la missione ha ottenuto un grande successo scientifico.

25 commenti:

masand ha detto...

Grazie Paolo. Articolo veramente interessante. Solo una cosa, non ho capito bene se al punto uno si tratta di una missione russa o cinese perché recita:

La missione russa Phobos-Grunt venne lanciata nel 2011 per riportare a terra un campione di Phobos, un piccolo satellite di Marte. Nonostante il successo iniziale del lancio, i propulsori del secondo stadio non si accesero e l'orbita della navicella intorno alla Terra decadde nel giro di poche settimane fino a quando il veicolo non precipitò nell'oceano, portando con sé il primo tentativo cinese di inviare una sonda in orbita marziana e un esperimento della Planetary Society chiamato Phobos LIFE.

Grazie ancora :)

Grezzo ha detto...

È sempre affascinante conoscere le difficoltà dei viaggi spaziali, e ti fanno capire con quanta superficialità i giornalisti troppo spesso trattano l'argomento, relegandolo a "rubrica curiosità". E ancor peggio sono quelli che ridono dei falkimenti delle missioni, immaginando che l'esplorazione spaziale sia qualcosa di semplice che può farla anche un bambino

Patrick Costa ha detto...

8. ..."misurare le sue proprietà in situ", Philae è un lander magari sardo?!? :-p

Patrick Costa ha detto...

Sempre all'8 post: "...della cometa all'atterraggio funzion."

Paolo Attivissimo ha detto...

Patrick,

refuso corretto. Inoltre, "in situ" non è sardo, è latino :-)

maria elena Zanella ha detto...

Grazie Paolo, un articolo davvero interessante!

Dei Moni ha detto...

Articolo bellissimo, grazie.

Scatola Grande ha detto...

Questo passo della Wikipedia spiega il perché del fallimento cinese in una missione russa.
"Il 26 marzo 2007, la Russia e la Cina firmarono un accordo di cooperazione sull'esplorazione di Marte che includeva il lancio congiunto con Fobos-Grunt della prima sonda interplanetaria cinese, la Yinghuo-1.[8] Questa sarebbe pesata 115 kg e si sarebbe focalizzata sullo studio del pianeta rosso.[9] La guida nella fase di crociera sarebbe stata affidata a Fobos-Grunt che avrebbe infine rilasciato la Yinghuo-1 in orbita marziana."

Grezzo ha detto...

Inoltre Agenzia Spaziale Sarda non sarebbe un acronimo molto felice XD

ST ha detto...

Interessante... Collezione di diversamente fortunati.
La jaxa comunwue ci riprova con la hayabusa2 che è già in volo e i giorni scorsi ha individuato il suo obiettivo.
Da qualche parte dovrebbe esserci lo statusdi misdione ma non riesco più a trovarlo.

Giuliano47 ha detto...

Accidenti.
E questo si riuscira' mai a fare?

How to Mine an Asteroid
http://www.popularmechanics.com/space/a7942/how-to-mine-an-asteroid-11644811/

pgc ha detto...

"in situ" è una locuzione usata in ambiente scientifico, spesso in contrasto con "in remoto", cioè da lontano. Un LIDAR effettua una misura "remota", un analizzatore di spettro che compie un'analisi chimica di un campione di gas raccolto nell'atmosfera una "in situ", cioè locale.

E' latino, ma usato sia in inglese che in italiano.

pgc ha detto...

Masand,

la sonda Fobos-Grunt era russa, ma la missione conteneva anche un "orbiter" cinese: Yinghuo-1 (e lo strumento della Planetary Society).

Emily ha detto...

I am very happy to see my article translated to Italian!

Matteo Colombo ha detto...

Cosa succedeva se il brillamento capitava quando c'era una missione umana verso Marte oltre la ionosfera?

pgc ha detto...

Matteo Colombo,

ottima domanda. Il mio (e di molti!) scetticismo sulla missione verso Marte in tempi brevi si basa soprattutto su problemi di questo tipo. Pronto a cambiare idea quando ci sarà una soluzione chiara sul come evitare il problema radiazioni. Fino a quando questa non arriva resto convinto che farsi le ossa con una base semipermanente sul nostro satellite sarebbe un ottima idea. E comincio a vedere che come previsto in molti cominciano a vederlo come un passo irrinunciabile.

pgc ha detto...

Thanks Emily!

pgc (= Paolo G. Calisse)

Angelo C ha detto...

pgc e Matteo Colombo,
aggiungo anche che l'assenza di uno studio concreto sulla tolleranza degli astronauti alle radiazioni e' uno dei motivi (uno dei tanti, a dire il vero), per cui le "sparate" di Elon Musk sul suo progetto di colonizzazione umana di Marte entro pochi anni non sono state prese molto sul serio dagli addetti ai lavori. Non solo Musk non ha fatto cenno a questo aspetto nelle sue presentazioni, ma ha anche glissato quando gli sono state fatte domande precise in proposito. La verita' e' che purtroppo, al momento, una qualsiasi missione umana su Marte avrebbe incognite enormi sulla sopravvivenza degli astronauti nell'ambiente spaziale durante il viaggio, e probabilmente ci vorranno ancora decenni prima che una simile missione possa essere lanciata con un margine di rischio ragionevole, La creazione di un avamposto lunare sara' probabilmente un passo intermedio necessario.

Scatola Grande ha detto...

Credo che in questo caso "in situ" si contrapponga a "in laboratorio".
Significa che l'analisi e le misure vengono fatte sul posto invece di prendere un campione e trasportarlo in laboratorio per eseguire le analisi.

roberto mangherini ha detto...

"Cosa succedeva se il brillamento capitava quando c'era una missione umana verso Marte oltre la ionosfera?"
più o meno quello che è successo alla Covenant in alien covenant xD

pgc ha detto...

Può essere, Scatola Grande. E' la terza opzione.

masand ha detto...

@ pgc

grazie, mi era sfuggita questa cosa. :)

Max Slo ha detto...

Cioé ma che sfiga... riesco a portare la navicella alla cometa, a farci uscire un lander che... si infila in una fessura...

Io avrei recitato il calendario tutto d'un fiato, e non per ricordare i compleanni!

Giskard Reventlov ha detto...

Per non parlare dello Schiaparelli EMD Lander di ExoMars, che ricorderete, si schiantò al sul suolo marziano per cause di letture telemetriche sbagliate. Ah no, scusate, quella era la Versione Ufficiale... Sono stati i marziani che, durante le Olimpiadi locali (anche lì c'è il monte Olimpo), nel pieno svolgimento della gara del tiro al piattello, lo hanno colpito per errore :)

crespo ha detto...

Ma come ho letto volentieri questo pezzo. Grazie.