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19 commenti

Mark Zuckerberg nel 2009 disse che non avrebbe venduto i dati degli utenti: “Certo che no!”

Edward Snowden segnala su Twitter questa perla tratta dall’archivio della BBC: un’intervista nella quale Mark Zuckerberg dice ripetutamente che Facebook non venderà e non condividerà i dati dei propri utenti. Era il 2009. Sappiamo com’è andata.




BBC (Laura Trevelyan): So who is going to own the Facebook content, the person who puts it there, or you?

Zuckerberg: The person who’s putting the content on Facebook always owns the information, and that’s why this is such an important thing and why Facebook is such a special service that people feel a lot of ownership over. This is their information, they own it.

BBC: And you won’t sell it?

Zuckerberg: No, of course not. They want to share it with, um, with only a few people.

BBC: So just to be clear, you’re not going to sell, or share, any of the information on Facebook?

Zuckerberg: What the terms say is just, we’re not going to share people’s information except for with the people that they’ve asked for it to be shared.

In traduzione:

BBC: Quindi di chi saranno i contenuti di Facebook? Della persona che ce li mette, o vostri?

Zuckerberg: La persona che mette i contenuti in Facebook è sempre la proprietaria delle informazioni, ed è per questo che questa è una cosa così importante e che Facebook è un servizio così speciale, di cui la gente sente di essere molto padrona. Queste sono le loro informazioni, appartengono a loro.

BBC: E voi non le venderete?

Zuckerberg: No, certo che no. Loro vogliono condividerle con, uhm, solo con poche persone.

BBC: Quindi giusto per essere chiari, non venderete e non condividerete nessuna delle informazioni presenti su Facebook?

Zuckerberg: Quello che dicono i termini è semplicemente che non condivideremo le informazioni della gente, tranne che con le persone con le quali la gente ha chiesto di condividerle.
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Commenti (19)
La prossima domanda sorge spontanea: "Ma quindi per cosa tieni in piedi la baracca? Per la tua bontà smisurata che vuole che tutti possano comunicare con i propri amici?"
Suvvia, era difficile credergli anche allora; la storia ha fatto il suo corso e, guarda un po', si è scoperto che Facebook guadagna dal vendere le informazioni sugli utenti.
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Sì, come no. Credo alle sue promesse come a quelle dei nostri "politici" (le virgolette sono d'obbligo), cioè per nulla. Penso proprio che uno così qui da noi sarebbe già stato nominato ministro...
Dei Moni,

ho rimosso il tuo commento per insulti personali. Te lo ripubblico senza insulti.


Non mi ricordo questa intervista in particolare, ma mi ricordo cosa diceva allora e quindi mi aggiungo al possibile coro di: "Non gli credetti nemmeno allora".

Anni dopo disse anche che non avrebbe mai incrociato i dati di whatsapp con FB. [...] È una persona che mi fa ribrezzo ed odio ogni singolo momento nel quale sono obbligato ad usare uno dei suoi zuck-social, la sento come una profonda ingiustizia perché non ci vorrei stare, ma per questioni professionali al momento non ho scelta.

p.s. trovo una discreta fogna anche twitter, per fortuna da quello ne sono fuori.
Quasi quasi provo a denunciare Mark... :-p insomma, non è giusto che abbia rivenduto il dato di quante volte sono andato in bagno sotto le feste... l'unico dato sensibile che potrebbe avere Facebook oltre a questo non potrebbe essere!
Boh forse tecnicamente ha ancora ragione. Dipende se ha venduto dati personali o aggregati.

Ad esempio se clicco "mi piace" su una pagina di automobili, FB capisce che mi piacciono le automobili.
Il dato personale è che ho cliccato su un particolare post sulle automobili (e quando). Quel dato particolare non penso che venga venduto, l'informazione vendibile è che "mi piacciono le automobili", non so fino a che punto sia un dato personale.

Spero che non ci si sorprenda se FB salva nei propri sistemi i dati che gli utenti stessi gli forniscono e che gli consentono di funzionare, perdipiù gratuitamente (o meglio senza pagare).
Capisco le ragioni, ma messa giù così sembra che abbia usato chissà che termini. Quando uno mente sapendo di mentire che definizione usi? Anche 'sta frase dovrai censurarla? Oddio, 'sta cosa mi fa paura, molta.

So bene di usare piuttosto spesso il turpiloquio, ma in questo caso non l'ho fatto e sarebbe Zuck a dover dare spiegazioni delle sue fandonie, non io per averlo giudicato in base a queste. (anche questa sarebbe censurabile come frase, dai è impossibile parlarne allora)

È vero che malgrado questo, se la prenderebbero con te e non con me.
Vabbè Paolo, non prenderlo come un commento, ma come una risposta personale, immagino tu abbia già i tuoi problemi con i matti che ti querelano per ogni minchiata, ci manca solo Zuck. Scusa non ho pensato alle conseguenze per te, me ne rendo conto.
Forse è il caso di inserire questa storia nella sezione del blog denominata "Era meglio tacere"?
@Dei moni,

Uno che mente sapendo di mentire è un consapevole BUGIARDO.

Ma tecnicamente si può definire bugiardo solo una persona che mente sul passato, non sulle sue intenzioni future.

@Stefano: a parte che non mi è stato censurato il solo riferimento al futuro di zuck, non l'ho insultato, al massimo sarebbe ravvisabile il reato di calunnia nel caso lui non abbia mai mentito, non stia XXXXXX (autocensura) ora e non XXXXX (autocensura) ancora per salvare la sua piattaforma. Sui primi due casi nemmeno ci perdo tempo.
Per il terzo caso non è un processo alle intenzioni, è la più facile delle conseguenze per questo tipo di business e le assurde promesse di voler garantire la nostra privacy. Quelle promesse sono XXXX (autocensura) per il futuro ... il futuro è un minuto prima, che è stato fugacemente presente e adesso che ne stiamo parlando è già passato, ma sempre futuro era.

Ragiona un attimo sulla sua tardiva lettera di scuse per l'affare CA e vedrai che ci sono tutti i presupposti per molte altre XXXX (autocensura) in futuro. Non vedo l'ora di vedere l'ultima versione delle nuove impostazioni di privacy per farmi due risate: vorrei sapere cosa cazzo cambierà con un paio di scelte in più nelle impostazioni di privacy messe un po' più in evidenza, quando è il modello stesso di business che passa sopra la vita privata dei suoi utenti e vive su questo. (tra l'altro tutte le volte che mette mano alle impostazioni di privacy dice sempre le stesse minchiate, quindi è pure recidivo)

Basta che se no mi incarcerano Paolo a cui devo la mia passione per l'astronautica. Dove c'è da cancellare cancellate.
sarà il senno del poi, però l'ultima frase è abbastanza chiara circa il fatto che le informazioni le potranno vendere e condividere con terzi a patto che la gente abbia dato il consenso (che tanto non legge...)
Leggo che al zuck non è andata tanto bene all'audizione alla camera https://www.ilpost.it/2018/04/12/audizione-camera-rappresentanti-zuckerberg-facebook/ , alcune domande sono le stesse che avrei posto io e sembrano di fatto sottointendere l'idea che i deputati siano piuttosto certi che il zuck non la stia affatto raccontando giusta, sia per quello che è successo in passato sia per le eventuali (non) soluzioni prospettate per il futuro.

Mi fa piacere che i deputati non si facciano prendere per il naso, mi chiedo quando faranno lo stesso con gli altri vari CEO, come quello di google per esempio.

"Eshoo ha anche chiesto a Zuckerberg se sia pronto a cambiare il modello di business di Facebook per proteggere la privacy degli utenti del social network. A questa domanda Zuckerberg ha risposto in modo più evasivo: «Deputata, non sono sicuro di cosa significhi»." Non faccio commenti, la mia posizione è chiara.

"Infine Schakowsky ha letto la lunga serie di scuse che Zuckerberg ha dato negli anni ogni volta che Facebook è stata accusata di aver commesso degli errori: «Lei si è scusato molte volte negli anni. Per me questa è una prova che l’autoregolamentazione non funziona». La prendono larga, ma l'accusa mi pare implicita.

Ancora non capisco perché ci sia voluto uno scandalo per rendersi conto dell'evidenza, non capisco se è un limite della politica (cioè può muoversi solo dopo una serie di evidenze eclatanti) o un limite dei politici stessi. Sia come sia, spero non finisca a taralucci e vino.
@ Paolo

Scrivo qui perché non ho un account Twitter :-)

Non che spesso riporti le parole di Edward Snowden facendolo apparire (non so se è la tua intenzione, ma è quanto traspare) come un personaggio positivo.

Considerando che Snowden:
- è andato di sua spontanea volontà a lavorare per la NSA
- si è preso di sua spontanea volontà la responsabilità di accedere ad informazioni segrete e di partecipare ai programmi di sorveglianza di massa
- quando ha cambiato idea (diciamo anche giustamente) e ha deciso di violare il segreto al quale volontariamente si era vincolato, ben consapevole di commettere un reato gravissimo (*), è scappato prima in Cina e poi in Russia, ovvero due nazioni nelle quali le autorità hanno un controllo sull'informazione e sui propri cittadini di qualche ordine di grandezza maggiore rispetto a quello degli Stati Uniti

mi sembra davvero difficile dire che è un personaggio positivo.

(*) Indipendentemente da come si vede la questione specifica, rivelare segreti di Stato è un reato gravissimo. Altrimenti qualunque funzionario potrebbe rivelare le informazioni che conosce (su indagini in corso, su strutture ed equipaggiamenti militari, su vicende diplomatiche eccetera) e poi dire che "secondo la sua coscienza" ha fatto la cosa giusta.

Poi non metto in dubbio la sua competenza tecnica, il fatto che possa dire cose molto interessanti e che grazie alle sue rivelazioni qualche passo in avanti sulla consapevolezza riguardo la privacy è stato fatto. Possiamo considerarle ottime attenuanti, ma farne un santo o un esempio da seguire mi sembra molto esagerato.
@Dei Moni
Leggo che al zuck non è andata tanto bene all'audizione alla camera

Ho timore che Zuckerberg debba resistere solo un altro pochetto e poi non avrà più di questi grattacapi: la nuova generazione dei "nativi digitali" non si pone nessuno dei problemi evidenziati dai deputati americani.

Per molti di loro i social sono parte integrante del loro corpo (nemmeno una sua estensione).

Mia sorella che insegna alle scuole superiori mi ha detto che, ogni anno, la cosa più difficile per lei è quella di far lasciare i cellulari in un contenitore sulla cattedra durante le ore delle sue lezioni.

E' tanto difficile come impresa che molti suoi colleghi non lo fanno.

Mi ha anche detto che alcuni ragazzi avevano delle reali difficoltà a staccarsi dall'apparecchio elettronico. Il loro disagio era reale: non si trattava di una recita fatta apposta per averla vinta.
@Giuseppe: In effetti già oggi la notizia sui giornali americani è il libro di Comey, quindi la possibilità che tutto finisca in una bolla di sapone è alta. Credo vi sia una maggiore consapevolezza di quanto potere vi sia nelle mani di una singola persona, uno che pare poco più che un nerd un po’ pirla e sprovveduto. Il zuck ha in mano qualcosa e fa alla luce del sole quello che l’NSA è costretto a fare di nascosto. È un’arma potentissima e devastante. Il zuck è di fatto monopolista mondiale del concetto stesso di social: facebook, whatsapp e instagram. Ancora mi chiedo perché l’antitrust americano non abbia impedito al ragazzetto di comprarsi gli ultimi due. Non lo so ed eviterò di darmi una spiegazione.

La generazione di oggi non può essere spiegata da noi, personalmente a malapena riesco a stare dietro ai miei due figli. So che quando dovevo comminare una punizione a loro, togliergli il cellulare alla fine risultava una pena eccessiva e alla lunga me ne sono pentito. Ad uno dei miei figli, 4 anni fa, ho tolto il telefono per 9 mesi e l’ho condannato ad essere un paria ed è solo da un annetto o poco più che sta ricominciando ad avere una buona vita sociale.
Questo del telefono non è più un capriccio, è una necessità … di cui abusano, ma questo è il mio giudizio.
Cosa succederà in futuro non lo so, lavoro e mi adopero perché i miei figli siano indipendenti e felici, ma c’ho pure 46 anni, se mi va di culo ho davanti a me ancora un 40ina d’anni in un mondo che comunque non mi apparterrà più. A questa età ormai siamo obsoleti, possiamo giusto giocare a fare i giovini e a crederci al passo coi tempi, ma la mia generazione quando non è stata ininfluente, è stata dannosa e quando sparirà nessuno ne sentirà la mancanza.
Spazio alle nuove generazioni, spero sia meno ignava della nostra.
La generazione di mio figlio invece snobba Facebook e credo anche faccia pochissimo uso dei servizi di Google.
In compenso si collegano alla grande con i giochi online o organizzano partite assieme sebbene solo la Wii permetta di giocare in due o più persone con molti giochi, diciamo che è più sociale vecchio stile, le altre invece offrono il social a distanza.
Lo smartphone è molto usato per scambi di messaggi principalmente con Whatsapp ma non disdegnano Telegram, io invece tra amici e colleghi non conosco nessuno che abbia Telegram se non per iscriversi ai canali. A scuola però in classe è proibito si tratta di un superiore con circa 2000 studenti. Però non lo consegnano.
ho davanti a me ancora un 40ina d’anni in un mondo che comunque non mi apparterrà più. A questa età ormai siamo obsoleti,(...) ma la mia generazione quando non è stata ininfluente, è stata dannosa e quando sparirà nessuno ne sentirà la mancanza.
Spazio alle nuove generazioni, spero sia meno ignava della nostra.


Parla per te :-)
Boh Scatola, non ho capito bene quale sia l'atteggiamento dei miei figli rispetto ai social, prima sembravano molto attratti, poi lo hanno snobbato, poi ci sono ritornati ma lo usano al più come feeder o per seguire la ragazza che a loro piace. Hanno quasi tutti, sia loro che i loro amici, sia su facebook che su instagram , il profilo blindatissimo, vuoi perché i genitori sono presenti sui social (con le loro belle foto del culo o completamente ubriachi) e non vogliono farsi sgamare, vuoi perché hanno capito meglio come usarli oppure semplicemente preferiscono un approccio più esclusivo (ti conosco allora ok, non so chi tu sia allora smamma). È un campo sul quale ammetto però la mia ignoranza, perché trovo faccia comunque parte della loro privacy e cerco di rispettarla, anche se mi costa molto.

È piuttosto sul concetto di privacy, cosa sia lecito e no che proprio la vediamo in modo diverso. Non ho al sensazione che abbiamo lo stesso approccio e sono lunghe discussioni. Vabbè, almeno ne parliamo, anche se ammetto che odio tantissimo il loro discutibile pragmatismo, lo trovo piuttosto idiota: "E papà, in fondo devono farci soldi eh!" "Ma va a cagà e unisci i neuroni piuttosto", sarebbero capaci di giustificare qualsiasi cosa pur di non ammettere che non sanno di cosa parlano.
Delle mie due figlie, invece, la maggiore usa, al più WhatsApp. Prima usava FB ma molto saltuariamente perché tutto il suo gruppo è così (me lo ha detto lei esplicitamente).

Per la piccola tredicenne, invece, è una battaglia continua. Lei si iscriverebbe a qualsiasi social, Musically, Instagram, SnapChat e qualsiasi cosa sia un social perché... il suo gruppo di amici fa così.

Io cerco di farle leggere i vari articoli, principalmente di questo sito, per farle vedere i rischi che corre ma la sua risposta è la solita risposta idiota che sento troppe volte da lei e da altri suoi coetanei: "a me e ai miei amici non è mai successo nulla".

Allora che si fa in questi casi? Muro contro muro? Non serve.

La recente tattica che, per adesso ha arginato un po' i suoi "entusiasmi" verso i social sono la montagna di video che mettono in ridicolo i Musically "non molto ben riusciti".

Questo le ha fatto capire che "qualcosa" può succedere, l'ha frenata nel pubblicare e si limita a guardare più che altro.

L'unica cosa positiva è che, forse perché ho evitato la contrapposizione dura del papà contro figlie, entrambe mi parlano di un po' di tutto (anche se mi rendo conto che hanno i loro segreti) e, spesso, mi mostrano ciò che accade nel loro mondo.

Spero continuino a farlo.