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2009/06/02

Antibufala: immigrati italiani d’epoca piccoli, scuri e puzzolenti [UPD 2013/10/23]

Ultimo aggiornamento: 2018/02/16 18:00.

Premessa importante: non intendo buttarmi in questioni politiche o in ardite riletture o trasposizioni in chiave moderna di un brano anti-italiano che sta circolando su Internet ed è attribuito a un "ispettorato per l'immigrazione" del Congresso statunitense del 1919. Vari lettori mi hanno chiesto di indagare sull'autenticità del brano, e la mia indagine si limiterà a cercare di soddisfare questa richiesta.

Ecco il brano in questione, in una versione circolante via mail:

Piccoli e scuri, puzzano e rubano

«Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10. Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro. I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali»

Fonte: Ottobre 1919. Dalla relazione dell'Ispettorato per l'immigrazione del Congresso degli Stati Uniti sugli immigrati italiani.

Screenshot della versione 2009.
Il testo è stato ripreso anche da RaiNews24, che l'aveva pubblicato a questo indirizzo l'11 maggio 2009 per poi rimuoverlo, ripubblicandolo però tale e quale (e con la stessa datazione) nel 2011 (Archive.org). Ecco la versione pubblicata da Rainews24, piuttosto diversa da quella citata qui sopra (ho evidenziato le principali differenze):

"Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali".

La relazione così prosegue: "Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell'Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".

Il testo è tratto da una relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912


Rainews24 cita come fonte del testo il giornalista e conduttore televisivo Andrea Sarubbi, che in effetti il 20 aprile 2009 ha pubblicato un articolo che riporta la medesima citazione, ma con differenze importanti rispetto alla versione circolante via mail e soprattutto rispetto a quella citata da Rainews24.

Infatti rispetto alla versione che gira come e-mail certe parole sono state cambiate, senza però alterare significativamente il senso delle frasi, mentre la versione di Rainews24 aggiunge tutto il paragrafo finale di raccomandazioni a proposito di veneti e lombardi. Inoltre entrambe le versioni portano una diversa datazione della fonte, che secondo Rainews24 e Sarubbi è un documento del 1912, non del 1919.

A seguito della diffusione della citazione nel Web, Sarubbi ha pubblicato una precisazione: non ha tratto la citazione direttamente dal documento statunitense originale. La sua frase "[h]o tra le mani un documento dell’ispettorato sull’immigrazione" non è quindi letterale.

Sarubbi ha chiarito di aver preso la citazione da una fonte italiana: "un articolo pubblicato circa un anno fa sul giornale “Il Verona”, dall’avvocato Guarienti, che trovate qui".

A sua volta, Guarienti l'ha trovata "in un libro, più di un anno fa". Ma il titolo del libro non è indicato, per cui non si sa di preciso da dove provenga la citazione. L'avvocato "si è detto disponibile a ricercarla di nuovo", ma finora non è emersa alcuna novità. La versione di Guarienti è sostanzialmente uguale a quella di Rainews24 e indica come fonte "una relazione dell'ispettorato per l'immigrazione del Congresso Americano, ottobre 1912".

Siamo di fronte, insomma, a una citazione almeno di terza mano di cui non si sa, per ora, la fonte intermedia. Oltretutto c'è di mezzo una traduzione, visto che presumibilmente l'"ispettorato" USA non si esprimeva nella lingua di Dante.

Dopo la pubblicazione iniziale di quest'articolo, un lettore (Marzio, che ringrazio) ha trovato un libro che riporta questa stessa citazione a pagina 42-44 ed è forse quello che Guarienti sta cercando di recuperare. Il libro è "La macchia della razza", di Marco Aime, edito da Ponte alle grazie. Ecco un'immagine della citazione, nella versione in cui compare in questo libro:





Tuttavia la data di uscita di questo libro è maggio 2009, secondo la segnalazione di un lettore (Giuseppe, nei commenti qui sotto), per cui non coincide con l'affermazione di Guarienti che parla di un testo risalente a più di un anno fa. In ogni caso, la versione citata da Marco Aime corrisponde quasi esattamente a quella pubblicata da Rainews 24 (include quindi l'accenno a veneti e lombardi) e indica sempre come fonte "una relazione dell'Ispettorato per l'immigrazione del Congresso americano", precisando che è "dell'ottobre 1912". Nel 2013 ho contattato Aime via mail per sapere da dove ha attinto questa citazione, ma finora non ho ricevuto risposta.

Trovare la relazione originale, che permetterebbe di autenticare la citazione, non è facile. La fonte è indicata in italiano, e quindi occorre tentare di indovinare l'esatta terminologia originale inglese. Non c'è nulla in Google come "immigration inspectorate" riferito agli Stati Uniti. Però si trovano riferimenti a degli US Immigration Commission Reports, a dei Reports of the Commission on Immigration e dei Reports of the Immigration Commission (quest'ultimo rapporto consta di 41 volumi e risale al 1907-1911, non al 1912). Titoli dal significato molto simile a quello italiano. Potrebbe essere una di queste pubblicazioni la fonte della citazione?

Sembra di no. Infatti una ricerca delle traduzioni inglesi delle parole maggiormente identificative della citazione (per esempio dialects, Venice o Venetian) all'interno delle parti disponibili online di questi rapporti non trova nulla.

Una ricerca ancora più approfondita è stata pubblicata presso DavidOrban.com, che ha utilizzato il magnifico servizio "Ask a Librarian" (chiedi a un bibliotecario) della Biblioteca del Congresso statunitense. La dettagliatissima risposta fornisce alcuni dati interessanti: non esisteva un organo ufficiale chiamato “Inspectorate for Immigration” nel 1912, ma i funzionari locali del servizio d'immigrazione erano chiamati "Inspector". Ma anche interpellando questi non emerge traccia della citazione.

Sembra inoltre strano che un documento ufficiale del Congresso usi termini così pesanti e offensivi e la prima persona singolare.


L'alluminio fuori posto


Nel corso dell'indagine è emerso un particolare curioso nella citazione fatta da Sarubbi: l'uso dell'alluminio. Nella sua versione, Sarubbi scrive che "Si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri." La stessa frase compare nella versione di Guarienti, in quella di Rainews24 e in quella del libro di Aime, ma non in quella circolante via mail.

Perché proprio l'alluminio? Non sembra certo un materiale da poveracci, anche perché all'epoca, se non erro, era piuttosto raro e costoso. All'epoca, infatti, l'alluminio era un materiale piuttosto raro. La produzione statunitense di alluminio nel 1911 ammontava a circa 18.000 tonnellate: quella di ghisa e acciaio, invece, superava i 30 milioni di tonnellate (fonti: The Economic World, Volume 92, Chronicle Publishing Company (1913); Statistical Abstract of the United States (1924)). Nel 1912 l'alluminio costava 21 cent la libbra (al cambio di oggi sarebbero circa 50 dollari al chilo) (fonte: Market Control in the Aluminium Industry (1977)) e più del rame (fonte: WolframAlpha). Pare strano che dei disperati usassero materiali così pregiati, e pare altrettanto strano che l'estensore del rapporto originale abbia precisato l'uso dell'alluminio. Un'ipotesi suggerita da alcuni lettori del Disinformatico è che si tratti semplicemente di un errore di traduzione dall'inglese: forse l'originale era "tin", che in questo contesto sarebbe stato inteso nel senso di "latta" ma viene usato anche per indicare l'alluminio nell'edilizia.

Fra l'altro, soltanto una trentina d'anni prima, nel 1884, la punta del Washington Monument era stata realizzata in alluminio, suscitando enorme clamore perché si trattava di una fusione senza precedenti di questo elemento: ben 22,6 cm d'altezza per 14 cm di base in un blocco di poco meno di tre chili. La produzione mondiale di alluminio nel 1884 ammontava a circa 3,6 tonnellate (Journal of the Minerals, Metals and Materials Society, 1995). Fu il processo Hall-Héroult (1886) a farne crollare il prezzo e decollare la produzione.

La citazione dell'alluminio era interessante anche perché poteva essere una buona parola chiave per Google, ma in inglese non si trova praticamente nulla, salvo questa domanda di un utente Yahoo che, sempre in inglese, indica come fonte "un articolo pubblicato in Australia".


2013: Roberto Saviano a Che tempo che fa


Tempi.it segnala che Roberto Saviano ha ripresentato questa citazione nella puntata del 26 maggio 2013 del programma RAI Che tempo che fa. Carlo Giovanardi, l'autore dell'articolo su Tempi.it, ha “interpellato pertanto formalmente l’ambasciata americana”, dalla quale ha avuto la risposta che “gli unici rapporti ufficiali sull’immigrazione elaborati in quegli anni e disponibili al pubblico” sono “41 volumi di rapporti contenenti dati statistici sull’immigrazione negli Stati Uniti, l’occupazione degli immigrati, le condizioni di vita, la scolarizzazione dei bambini, le organizzazioni sociali e culturali, delle comunità degli immigrati e la legislazione sull’immigrazione a livello statale e federale” pubblicati dalla “commissione sull’immigrazione degli Stati Uniti conosciuta come la Dillingham Commission”. Questa commissione ha “lavorato dal 1907 al 1911” (quindi non era attiva nel 1912 o nel 1919). Né l'esame dell'ambasciata, né quello effettuato da Giovanardi hanno fatto emergere la citazione da questi rapporti.

Un commentatore dell'articolo di Giovanardi segnala che “Forse la fonte era il libro di storia (ideologizzata) “Clio Magazine” che avevo alle scuole superiori: in un “approfondimento” sull’immigrazione c’è scritto proprio ciò che ha letto Saviano, anche lì citato come documento ufficialissimo del governo USA…” Questa è un'altra possibile fonte sulla quale si potrebbe indagare: il problema è reperire una copia del libro in questione.

In altre parole, non c'è nessuna conferma dell'autenticità della citazione: la fonte originale proprio non si trova. Dato che la citazione contiene elementi potenzialmente anacronistici, è prudente presumere che sia fasulla fino a prova contraria.


Trattamento comunque duro


Lasciando da parte momentaneamente la questione dell'autenticità della specifica citazione, la discriminazione nei confronti degli italiani e degli stranieri non nordeuropei negli Stati Uniti dell'epoca è comunque ampiamente documentata, come segnalano anche i commenti all'articolo di Sarubbi.

Il libro Storia dell'emigrazione italiana riporta citazioni non certo entusiasmanti. Anche il testo Some Aspects of Italian Immigration to the United States, di Antonio Stella (1924), segnala la pessima reputazione degli immigrati italiani, notando che le statistiche dimostrano che è immeritata. Un altro titolo che viene fuori cercando parole chiave inglesi attinenti alla citazione è Italian-Americans and their communities of Cleveland, di Gene P. Veronesi (1977), che cita i casi del tenente Petrosino e di Sacco e Vanzetti e alcuni stralci dei nastri dello scandalo Watergate nei quali il presidente Nixon rivela un fortissimo sentimento anti-italiano.

Il già citato Marzio mi ha inviato alcuni stralci del libro "L'orda" di Gian Antonio Stella (Rizzoli), che raccoglie un vasto campionario di citazioni da varie pubblicazioni americane di quegli anni che tracciano un atteggiamento duramente razzista, anche delle autorità, nei confronti degli stranieri e sottolinea la discriminazione che si faceva all'epoca fra italiani del nord e italiani del sud: tanto radicata che persino le tabelle statistiche dei monumentali rapporti della Immigration Commission riportano due dati distinti per i due gruppi d'italiani.

Vera o fasulla che sia, insomma, la citazione rispecchia comunque fedelmente il sentimento dell'epoca. Se è inventata, è perlomeno verosimile.

L'indagine si chiude quindi senza una risposta definitiva sull'autenticità della citazione, ma è una buona occasione per rispolverare un periodo poco conosciuto della storia recente che ci può offrire spunti per riflessioni importanti sul presente. Come disse Santayana, chi non ricorda la storia è condannato a ripeterla.

54 commenti:

Thomas Morton ha detto...

Anche io qualche giorno fa mi ero messo a cercare la fonte di questo documento, ma senza successo. Credo però che si potrebbe chiedere qualcosa a Gian Antonio Stella, giornalista del Corriere e autore de "L'orda. Quando gli albanesi eravamo noi". Potrebbe essere il libro indicato da Guarienti.

Giovanni Toffolon ha detto...

Per informazioni sul libro "L'Orda, quando gli albanesi eravamo noi" si può consultare questo indirizzo: http://www.speakers-corner.it/rizzoli/stella/home.htm
Nel libro ricordo diverse citazioni alle condiderazioni delle autorità statunitensi sulla condizione dei nostri immigrati.
Saluti

souffle ha detto...

La citazione dell'allumino lascia veramente perplessi se si considera che fino ad anni relativamente recenti è stato considerato un materiale "da signori". Basti pensare ad un film come "Tin Men", che prendeva spunto proprio dalle diffusissime truffe sugli infissi d'alluminio che per un certo periodo furono molto popolari fra i parvenus americani. La parte su lombardo-veneti Vs. terroni nel testo di RaiNews 24, invece, pare proprio riscritta a cura della Lega Nord. ;-)

Giuliano47 ha detto...

Mi sa che bisogna fare un viaggetto fino alla Library of Congress.
http://tinyurl.com/q48lqn
Hanno le pubblicazioni dell'epoca.

Vincenzo e Laura ha detto...

Nel libro di Gian Antonio Stella già citato trovo questa citazione attribuita alla Commissione USA per l’immigrazione datata anno 1911
"Noi protestiamo contro l’ingresso nel nostro Pese di persone i cui costumi e stili di vita abbassano gli standard di vita americani e il cui carattere, che appartiene a un ordine di intelligenza inferiore, rende impossibile conservare gli ideali più alti della moralità e civiltà americana."
In tutta sincerità gli esempi di anti italianità dovuti alle nostre migrazioni (non solo americani, ma anche svizzeri, tedeschi ed australiani) sono tali e tanti che
è sintomatico questo stupore per un documento circolante per la rete. Che sia un falso o meno, è pur sempre indicativo del fatto che abbiamo dimenticato come i nostri nonni che lasciarono l'Italia sono stati visti, molte volte a torto.
Un salutone
vincenzo

atrent ha detto...

sull'alluminio... probabilmente e' una cattiva traduzione di 'tin' (latta) ;)

Lorenzo ha detto...

Anch'io quando qualche tempo fa ho visto su Macchianera e in altri siti il testo ho segnalato la dubbia fonte.

Pur restando i concetti di fondo (razzismo verso gli italiani), credo che si tratti di un rimescolamento di quanto contenuto nei 42 volumi della Commissione Dillingham (United States Immigration Commission) che concluse i suoi lavori nel 1911.

Lì dentro c'è anche un dizionario delle razze(!) e dei popoli.

souffle ha detto...

atrent ha detto...
sull'alluminio... probabilmente e' una cattiva traduzione di 'tin' (latta) ;)
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Mi sembra una possibilità più che concreta. D'altra parte i truffatori degli infissi d'alluminio venivano chiamati "tin men" in senso dispregiativo. Non solo: mentre "tin can" è di uso comune e fa riferimento un po' a tutte le lattine, siano esse di alluminio o di ferro stagnato, "aluminium can" lo si trova solo sui manuali tecnici o guù di lì. A questo punto, visto che gli sciachimisti sono tanto fissati con l'alluminio, potremmo parlare a buon diritto di "tin trails".

Simon il malvagio ha detto...

Il rapporto della Commissione Dillingham può essere consultato qui.
Come ha detto Lorenzo, è veramente poderoso, ma avendo dato un'occhiata veloce ai volumi 4 e 41 non mi sembra che si parli degli Italiani in toni così duri. Ho notato che l'ultimo volume riporta relazioni e pareri provenienti da varie organizzazioni interessate all'immigrazione (sia pro che contro). Se il brano che stà circolando proviene da un rapporto ufficiale, potrebbe essere contenuto in una sezione analoga.
In particolare il passaggio "I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere... " mi fa pensare che non sia stato scritto da qualche organizzazione governativa.

Rado il Figo ha detto...

So ce qualcuno (non io) si è "divertito" a cercare via rete esistenza del documento originale (o meglio, la pubblicazione della sua riproduzione) ed in particolare nel sito dell'OPAC
http://www.loc.gov/index.html
non trovando nulla di minimamente paragonabile alla citata relazione. Tutt'al più si ha questo rapporto sulla razza italiana http://pds.lib.harvard.edu/pds/view/3626398?n=322&imagesize=2400&jp2Res=0.5

La domanda sorge spontanea: la relazione è una bufalona uscita fuori al momento propizio oppure chi l'ha cercata non è stato capace di trovarla?

Davide Caci ha detto...

Premetto che vado totalmente a memoria, quindi potrei anche confondermi.
Eppure questo testo non mi è nuovo.
È stato riportato in un articolo, nel 2007 (tra marzo e maggio), su «La Stampa». Si parlava, ovviamente, di xenofobia.
Ciò che mi stupisce è che – vado a memoria – mi pare che in quel caso l'attribuzione fosse ai Francesi (che vedevano così gli italiani), nell'Ottocento.
Provo a vedere se da qualche parte trovo quell'articolo...

vyger ha detto...

be' io 10 anni fa ho passato 1 mese in UK per imparare l'inglese, ero andato la con un gruppo di coetanei tutti sui 18 anni.
il primo giorno venne in istituto un poliziotto che ci spiego le regole base (non si beve sotto i 18 anni, niente coltelli ecc ecc) poi ci chiese da dove venivamo, e la risposta fu Bologna.

lui chiese se era ne nord, noi rispondemmo di si, allora lui fece un sospiro di sollievo e disse in inglese

a ok con voi nessun problema sono quelli del sud che ci creano problemi.

poi vedendo in giro per il paesello orde di ragazzotti inglesi minorenni ubriachi dalla mattina ala sera e intenti a scazzottarsi, mi chiedo dove stesse il problema

l'esorciccio ha detto...

avevo già cercato sulla libreria del congresso senza risultati utili, ma si potrebbe chiedere al servizio di ricerca http://www.loc.gov/rr/askalib/ - magari lo faccia qualcuno in inglese buono, il mio è tremendo :P

mattia ha detto...

Io ne avevo parlato qui
http://tinyurl.com/omqtdq

facendo considerazioni di buon senso, che mi fanno propendere per la bufala

theDRaKKaR ha detto...

poiché la cache di google non è eterna, ho provveduto a freezare la pagina cachata in modo da perpetuare la pagina di rainews24

http://www.freezepage.com/1244031603BQMCUCHFJY

Anonimo ha detto...

Avevo cercato anch'io ed ero finito qui http://ocp.hul.harvard.edu/immigration/allbooks.html ma poi mi sono perso.... materiale sconfinato

Thomas Morton ha detto...

ma poi mi sono perso.... materiale sconfinato.

Non me ne parlare. C'ho perso almeno un paio di giorni! (comunque vi sono documenti interesssanti)

ivan.paduano@uniroma1.it ha detto...

Probabilmente l'errore di traduzione sull'alluminio si riferisce alla lamiera di cui molte case erano effettivamente costruite nel 1919 o giù di lì. Mi rimane il dubbio dell'elemosina soprattutto quella infantile che non è proprio una consuetudine italiana come anche quella di tenere un vestito per settimane, credo che ai tempi ci fossero solo due vestiti anche per gli americani, quello ordinario lavato al sera e messo al mattina e quello della festa, poi il 1919 era già un anno in cui la presenza italiana aveva un minimo di qualificazione, questo documento se fosse vero potrebbe risalire forse all'emigrazione che si ebbe dopo l'unità d'italia.

Orsovolante ha detto...

mi sa che nella bufala, o perlomeno nell'inesattezza, ci sono caduto pure io.

fabristol ha detto...

Concordo sulla cattiva traduzione di alluminio-latta.
Il termine tin e' traducibile con latta ma qualcuno fosse lo ha tradotto male con alluminio.
Quindi direi di cercare documentazione in inglese col termine tin, non aluminium.

mattia ha detto...

ma tin, non è stagno?

TNT ha detto...

E quali sono i motivi che spingono certa gente a far circolare questa email su questo fantomatico (non confermato) "documento", oltre la voglia di alimentare gratuiti sentimenti anti-americani? In qualita' di italiano immigrato USA non mi sento minimamente toccato o offeso da questo documento in quanto:

* non c'e' alcuna conferma che si tratti di un documento ufficiale
* all'epoca sentimenti razzisti del genere erano spesso visto come "normali", basti pensare che l'apartheid in USA fini' decine di anni piu' tardi, per non parlare di cio' che successe in Europa (Italia compresa) vent'anni piu' tardi
* in Italia si sentono tuttoggi discorsi simili su nordafricani e est-europei da esponenti leghisti

Rado il Figo ha detto...

Non credo che sia per sentimenti anti americani, ma semplicemente di "pietismo" (più o meno reale) verso chi emigra in Italia ora.

Più o meno il discorso è: ricordatevi italiani com'eravate trattati voi da emigrati e come ne soffrivate.

motogio ha detto...

Se le date dei documenti postati da Paolo sono corrette (1912 o 1919) trovo che sia un pò strano questo astio verso gl'Italiani visto che nel 1915 Fiorello La Guardia fu nominato assistente procuratore generale di New York e nel 1916 fu il primo Italo- Americano ad essere stato eletto al Congresso degli Stati Uniti.

Che poi gl'Italiani che in quegl'anni emigravano negli Stati Uniti fossero degli "straccioni" non ci vedo niente di sorprendente, erano persone che, per la maggior parte, scappavano dalla miseria, così come i loro omologhi Svizzeri/ Tedeschi/Irlandesi ecc.

@Rado il figo

Ti quoterei se non ci fosse quel riferimento ai Veneti e ai Lombardi (e poi perchè omettere i Friulani, tanto per fare un esempio?).

Verzasoft ha detto...

Se puo' interessarti anche Cinghiale Mannaro, nel suo blog, si era fatto una piccola indagine senza cavarne nulla, anzi: http://cinghialemannaro.splinder.com/post/20534970/Relazione+dell%27Ispettorato+per

Rado il Figo ha detto...

a Motogio: non esprimevo un mio pensiero, ma interpretavo "un possibile motivo" per cui possa essere comparsa questa relazione USA.

a verzasoft: non mi ricordavo il nome di chi aveva compiuto la ricerca che avevo segnalato, ma ora che l'hai citato confermo che i risultati ottenuti sono di cinghiale mannaro.

L'economa domestica ha detto...

Io ricordo descrizioni abbastanza simili a questa nel libro di Corrado Augias "I misteri di New York", ma a memoria risalgono al periodo a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Se avete la pazienza di aspettarmi...

Alfred Borden ha detto...

A proposito di Augias, nella sua rubrica su Repubblica qualche tempo fa rispondeva ad un lettore che gli aveva inviato il testo e diceva che si trattava di documenti conosciuti. Si potrebbe chiedere a lui, no?

L'economa domestica ha detto...

Ho trovato qualcosa si molto simile, ma non uguale, nel libro di Augias. La fonte è un cronista non citato che ha intervistato "tre piccoli straccioni italiani". Cito (I segreti di New York, capitolo "Italiani come noi", pagina 198 edizione Oscar Mondadori Bestsellers 2001):" Si lavano una volta al mese e per tutto quel periodo non si cambiano mai d'abito. Alla fine del mese le loro camicie vengono bruciate e ricevono un cambio. Dormono su pagliericci sistemati sul pavimento. Si svegliano al mattino presto e vanno a letto a notte fonda. A colazione mangiano pane e maccheroni."

Il libro riporta anche una citazione di Ragtime di Doctorow e una di Jacob Riis che ricordano molto il presunto testo dell'Ispettorato. A mio parere, si tratta di una cronaca e non di un testo ufficiale, ma sto seguendo anche un'altra pista.

Santana ha detto...

Diversi anni fa però in una trasmissione televisiva ricordo che venne mostrato un documento, definito "originale", in inglese che, tra l'altro, recava anche l'intestazione dell'Ispettorato per l'immigrazione degli USA; in quel documento, effettivamente, si davano indicazioni ai poliziotti affinché tenessero sotto controllo gli immigrati italiani.
In particolare, nel documento si parlava, non di italiani puzzolenti, quanto di quartieri italiani puzzolenti a causa della scarsa igiene e dei cibi che venivano cucinati.

Comunque, per trovare situazioni del genere non è necessario tornare al 1919; appena nel 1995, il sindaco italo americano Rudolph Giuliani minacciava di vietare la celebre festa di San Gennaro a Little Italy in quanto completamente gestita dalla mafia.

Articolo del Corriere

Thomas Morton ha detto...

Augias rispondeva che "il documento è impressionante, ma non è una novità". Non che il documento in quanto tale è conosciuto.

Appunto un po' malizioso: visto il recente caso di plagio in cui è stato coinvolto, forse non è la persona migliore a cui chiedere...

Kruaxi ha detto...

Faccio presente che, ancora negli anni 70', era facile reperire un libro in USA dal titolo: 'come riconoscere un italiano'... In copertina la foto di B/N di un clone di Borat, e dentro... l'orrore. Fonti ? Beppe grillo lo fece vedere nel suo antichissimo 'te la do io l'America' e Jerome, un amico di rete dall'Indiana, me lo ha confermato...
Non ci troverei niente di strano nella citazione suddetta, di esempi simili ve ne sono a iosa.
Salute e Latinum per tutti !

Turz ha detto...

Anchi'io penso che sia un testo del terzo millennio, troppo perfetto per essere vero (un po' come la ormai famosa "Marx 1867 quote").

Ma il fondo di verità c'è, eccome.
Anche qui in Germania, quello che ora dicono dei turchi un tempo lo dicevano degli italiani.

Turz ha detto...

Pare che sia arrivata in Australia una versione inglese, ma sembra una traduzione zoppicante dall'italiano:

http://answers.yahoo.com/question/index?qid=20090513092236AALh7tU

marcopete87 ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
piero ha detto...

per Motogio
L'omissione dei friulani potrebbe avere due interpretazioni.
1)Ipotesi documento falso
Il carattere del friulano tipico è poco presente nell'immaginario popolare (ad esempio a differenza del veneto, del lombardo o del romano non è un personaggio classico dei film di Vanzina)e dunque l'autore facilmente lo ha dimenticato.
2)Ipotesi documento vero
A quanto ne so, l'emigrazione dal Friuli verso gli Stati Uniti sarebbe stata piuttosto scarsa. Mi risulta che i friulani (ed in misura minore i veneti) siano emigrati soprattutto in nord Europa (Germaia e Belgio) ed in Argentina.

puffolottiaccident ha detto...

Sinceramente i Tedeschi mi dicono spesso chiaro e tondo che se non fossi stato friulano non sarei uscito cosí facilmente dalla gastronomia Italiana.

In ogni caso piú di una volta, a seguito di un colloquio di un mio connazionale il capo mi ha chiesto espressamente: "Che rapporto hanno col lavoro quelli di [capoluogo di provincia italiano]?"

Sto parlando del periodo che va dal 2007 ad oggi, ho la sensazione che la percezione dell´italiano sia simile se non tale.

In germania
"Du bist kein tipishe italienisch**" sul posto di lavoro é un complimento

**Non sei un italiano nella norma

Kuda -VC ha detto...

un testo praticamente identico è riportato nella mostra "Suonatori, girovaghi e lavavetri" curata da Bruna Bianchi, Matteo Ermacora e Nicoletta Giove, illustra con l’efficacia delle immagini e il rigore della ricostruzione storica la tematica dell’emigrazione e immigrazione sino ai giorni nostri.
E’ stata realizzata e pubblicata dall’Editore Nicola Teti di Milano e riassume la storia del lavoro minorile, dell’uso e dello sfruttamento dei bambini, dall’ottocento ad oggi, a scopo di guadagno, a volte di sopravvivenza familiare

Giuseppe Regalzi ha detto...

Scusa Paolo, ma il libro di Marco Aime è uscito in prima edizione nel maggio del 2009. Non può dunque essere quello utilizzato dall'avvocato Guarienti un anno fa.

Paolo Attivissimo ha detto...

Graie Giuseppe, ho aggiunto subito la precisazione.

Comincio a sospettare che qui ci sia stato un giro vorticoso di copiaincolla e di citazioni reciproche senza che nessuno abbia controllato se esiste la fonte originale, oppure che la fonte originale sia indicata in modo errato.

Marco Reis ha detto...

Complimenti a tutti. Sono un giornalista professionista da tanti anni, edito un sito 'antibufala giornalistica' (www.malainformazione.it) e, dato che ho visto apparire questo vecchio annuncio del presunto 'Ispettorato', ho fatto una verifica qui da Attivissimo.
Vedo che non soltanto Attivissimo è molto bravo e rigoroso, ma anche tanti suoi utenti.
Sapete che penso? Che questa è diventata anche una buona scuola di giornalismo.
:-)

MS ha detto...

Anch'io non sono riuscito a ritrovare la citazione. Tuttavia, su GoogleBooks si trovano di versi testi sulla storia dell'emigrazione Italiana negli USA. In particolare merita di essere citato "WOP!: A DOCUMENTARY HISTORY OF ANTI-ITALIAN DISCRIMINATION IN THE UNITED
STATES" by Salvatore J. LaGumina [1973]" Che inoltre riporta diverse fonti ed estratti da giornali dell'epoca.

Romualdo Grillo ha detto...

La storia data per vera, ma senza fonte, continua a girare:
Fa parte dello spettacolo di Moni Ovadia trasmesso da "Radio Popolare" ai primi di ottobre 2010.

Romualdo

alex demontis ha detto...

Ciao permettimi di completare il tuo articolo con uan parte che non hai toccato... nel 2012 é ritornato l' allarme CHIP con gente che diceva che finalmente era stato approvato il programma per impiantare questi fantomatici Chip nei bambini... addirittura un paio di articolo (tipicamente in blog grillini e di cospirazionisti) citavano delle frasi tradotte.
In realtà da indagine si trattava non di chip di silicio, ma del programma sanitario C.H.I.P. americano (Children Health Insurance Program) che era stato appena presentato al senato americano. Una frase tipo (non ricordo le parole esatte) " The CHIP may be particularly useful in order to monitor casualties in the 8-14 years old range" veniva interpretata con "I chip serviranno per tenere sotto controllo i ragazzi dagli 8 ai 14 anni".
Una comica :))

Elena ha detto...

Ma nessuno ha chiesto a Marco Aime dove ha preso quella citazione per il suo libro?

Alessia Marziani ha detto...

Io ho letto per la prima volta questo brano nel 2013 al Museo del mare e dell'immigrazione a Genova. Bellissimo il museo e le ricostruzioni ambientali. In teoria le fonti di chi mette sù un museo dovrebbero essere più che attendibili e verificate. Potreste chiedere loro qualche spiegazione. Nel caso in cui le fonti non siano confermate sarebbe più opportuno da parte loro rimuovere questo testo che colpisce parecchio il visitatore.

Cristian Contini ha detto...

qui ci potrebbe essere del buon materiale su cui fare ricerca
http://www.yale.edu/ynhti/curriculum/units/1999/3/99.03.06.x.html

Marco Ardemagni ha detto...

Vorrei segnalare che i 41 volumi dei Reports of the Immigration Commission (1907-1911) sono disponibili a questo indirizzo: http://www.hathitrust.org/

Su tutti i volumi si può compiere solo una ricerca per parole chiave o stringhe di testo, alcuni sono persino consultabili in toto (full view).

La Commissione, la cui creazione risale al 20 febbraio 1907, come si può leggere qui: http://babel.hathitrust.org/cgi/pt?id=uc1.31175008894753;view=1up;seq=10 era composta da 3 senatori (nominati dal Presidente del Senato), 3 deputati (nominati dallo "Speaker della House of Representative) e 3 membri nominati direttamente dal Presidente degli Stati Uniti.

Da quello che sono riuscito a capire proprio leggendo alcuni dei volumi dei report della commissione, oltre a questa commissione (bicamerale+presidenziale) in seguito (1910-1911) vennero create due commissioni specifiche all'interno di ognuno dei due rami del parlamento:

Senator Dillingham, chairman of the Immigration Commission introduced on August 7, 1911, Senate Bill 3175
Hon. John L. Burnett, chairman of the House Committee on Immigration and member of the
Immigration Commission, introduced on April 29, House bill 8155

Inoltre nel 1912 dovrebbe essere stato creato, nella camera bassa, anche un Committee on Immigration and Naturalization (House of Representatives - Washington D.C., February 1912).

Per un totale quindi di 4 organismi con scopi simili.

In ogni caso, cercando negli atti della Commissione con le parole chiave Lombard(s), Venetian(s) o Venetan(s) e altre presumibilmente contenute nel "supposto" originale riportato - a questo punto pare chiaro - in prima battuta da Aime, non si trova nulla del genere. Urge una spiegazione sulla fonte di Aime.

Alan Ian Ross ha detto...

Letto solo oggi (ci sono arrivato per vie traverse)...

Ti volevo solo fare i miei complimenti, Paolo: trovo questo pezzo un capolavoro di giornalismo investigativo sulle fonti...

Unknown ha detto...

Ciao
leggendo 'Lo Spazio Con/Diviso della Professoressa Flavia Cristaldi, docente presso l'Università di Roma La Sapienza, ho trovato questo articolo nella pagina iniziale.

Gianni Dello Iacovo ha detto...

Posso fare una domanda stupida? Ma a questo punto non dovrebbe essere l'albo dei giornalisti ad indagare? Pubblicare cose non vere penso sia contro la deontologia professionale, ed anche scrivere articoli usando acriticamente il copia e incolla.

Acquista Sergio ha detto...

Avevo condiviso questo brano senza fare i dovuti accertamenti, perché postato da una persona di assoluta serietà. Ma ovviamente anche lei potrebbe essere stata tratta in inganno. Poi l'ho tolto quando mi hanno segnalato che si trattava di una bufala. E sono del parere che le bufale debbano essere evitate assolutamente anche se corrispondenti a situazioni reali o possibili, altrimenti si fa il gioco di chi vuole mettere il bavaglio alla libera circolazione delle notizie (quelle vere). Ora dopo aver letto le approfondite ricerche che appaiono nei commenti (peccato che nei normali giornali, on-line e non, siano pochissimi i giornalisti a fare ricerche simili) tendo a considerare come fifthy-fifthy la possibilità che lo scritto sia vero o falso. Aggiungo una mio piccolo contributo: il fatto che vi siano diverse versioni, simili ma non identiche, dell'articolo fa pensare che l'originale (vero o falso che sia) non sia in italiano bensì in inglese, e che le differenze riscontrate siano dovute alle diverse traduzioni. Se si fosse trattato di una bufala nata in italiano non avrebbe subito variazioni. Questo non esclude la possibilità di una bufala (in inglese), ma certo fa propendere un poco di più verso la veridicità dell'articolo.

Unknown ha detto...

Mi chiamo Valmori Michelan e sono una studiosa della migrazione italo americana. Qualora la fonte citata sia una fonte inesistente, ne ho altre migliaia scritte in inglese e pubblicate sulla stampa dell'epoca che ci definiscono la razza piu' sporca e puzzolente dell'umanita'" the filthiest and most abnormal". Criminali incalliti e personaggi mafiosi e violenti.
Pertanto non credo sia cosi' tanto importante verificare l'autenticita' di un documento che e' irreperibile in lingua inglese, quanto conoscere la vera immagine che di noi avevano all'estero ai tempi della grande migrazione. E'solo quando ci sbarazzeremo dell'amnesia storica che la nostra cultura nazionale potra' ambire ad orizzonti piu' illuminati.

Valmori Michela
Universita' di Notre Dame, Indiana, Stati Uniti

Paolo Attivissimo ha detto...

Michela,

sono d'accordo. Infatti la mia indagine aveva due obiettivi: verificare l'autenticità della specifica citazione e sottolineare che in ogni caso il trattamento riservato all'epoca agli italiani era durissimo. Ma come storica saprai bene che ci si deve basare sui fatti accertati, non sulle citazioni incerte.

Se hai qualche citazione specifica, con fonte esatta, che vuoi segnalare, la aggiungo volentieri all'articolo.